Il campionato si ferma per dar spazio alle amichevoli della nazionali che, si sa, molti faticano a digerire.
Di solito i nostri ci mettono poco impegno, preservano un po' la gamba e spesso non ne esce un gran che di buono.
La gente ama i toni alti, esagerati, ama la caciara. Insomma in questi casi si diverte più con le convocazioni.
L'agomento Cassano sì Cassano no ormai è di dominio nazionale, aspetta solo lo sdoganamento con un servizio a Studio Aperto.
E' chiaro ormai a tutti che il pibe de Bari non verrà convocato da Lippi eppure si riesce ancora a stupirsi, a gridare allo scandalo.
Ma come Biondini sì e Cassano no?E chi sarà mai 'sto Candreva?
La gente, come si diceva, ama la caciara e la caciara è inutile ma tira. Per questo piace anche in tv.
Se prendo un bloc notes mi vengono fuori trecento formazioni, dalla più plausibile alle più fantacalcistiche.
Ora non mi unirò al coro pro Cassano perchè
1)non amo la caciara
2)non me ne può fregare di meno
3)non sono un allenatore di calcio tantomeno un tifoso esasperato che parla di scudetti di cartone, zero italiani o vecchi decrepiti in squadra
ma devo confessare che sono uno dei pochi che va controcorrente.
Insomma Cassano può anche restare a casa.
Una piccola premessa va fatta.
Nel calcio esistono diverse categorie di giocatori.
Ci sono gli scarsi, i mediocri, quelli buoni ma non da nazionale, quelli utili alla nazionale, quelli da nazionale e i geni.
Cassano appartiene a quest'ultima categoria come, per fare un esempio calzante, Ibrahimovic, il cui apporto alla patria non è mai stato degno della fama dei suoi piedoni svedesi.
Detto pure che non sopporto, in ambito professionale, gli ostracismi e i niet di antipatia, una cosa in favore di Lippi va detta.
Ha costruito un gruppo, condivisibile o meno negli elementi, che risulta compatto, fedele ad un comune progetto e fin quando lui è stato in panchina i risultati, Confederations Cup a parte, si son visti.
Il talento di Antonio non si discute, è lamapante, raro ma questo paradossalmente non basta.
Non è questione di testa, del Cassano che fu.
E' chiaro che alla nostra Italia è a secco di qualità, ne avremmo bisogno come il pane ma un dubbio comunque mi sorge : nell'undici dove lo mettiamo Antonio?
Dietro una punta, lo so, è lì dove esprime meglio la sua sapienza calcistica.
Io dico in questa squadra, già ben delineata e solida (almeno mentalmente), che pare virare verso un 4-4-2 con centrocampo a rombo, Antonio dove lo mettiamo?
Genio o meno la lettura è sotto gli occhi : non rientra nei piani tattici.
Ho poi il sentore che la sua presenza non sia tanto gradita al gruppo e lo confermano le esternazioni di De Rossi di qualche mese fa, a mio modesto parere inopportune per tono e per posizione (non credo che sia il vice di Lippi se la memoria non mi inganna).
Desta scalpore che resti fuori perchè di Cassano ne nasce uno ogni dieci, venti anni. Meriterebbe quasi a priori la convocazione. La storia però è ricca di esclusioni illustri tanto è vero che spesso l'aggettivo genio spesso fa coppia con incompreso.
Chiudo il discorso dicendo che capisco (in parte) le ragioni di Lippi e allo stesso tempo nutro il dispiacere di non vederlo in campo. Uno come Cassano, non dico titolare, ma nei ventritre di Sudafrica 2010 sarebbe utile alla causa, per tecnica, unicità, per quanto potrebbe dare in termini di motivazioni.
Due parole inoltre vorrei spendere sulle convocazioni non ipotetiche per il doppio confronto settimanale Olanda-Svezia.
Ci sono volti nuovi, giovani e meno giovani, richiamati ed esclusi, così come accade normalmente.
Se si prende icome metro di valutazione il campionato qualche nome manca.
Io senza offesa Biondini lo avrei lasciato a casa. Questione di gusto personale. E' un premio forse più per l'anno passato che per il presente. Ci può stare ma nulla di trascendentale.
Fanno più parlare esclusioni come quelle di Ambrosini (a tutti gli effetti un caso Cassano-2) e Ranocchia (il miglior centrale in prospettiva).
I nomi di Marcolini (l'età e la poca militanza in squadre di rango non gli sorridono), Bonucci (ancora acerbo), Cossu (talentino di fascia b), Marco Rossi (leggasi Marcolini) o di Miccoli (che avrebbe meritato almeno il contentino concesso a Pellissier) non fanno sobbalzare per lo stupore.
Tolti Marchisio (infortunato) e Amauri (in attesa di passaporto) la Nazionale per il Mondiale è praticamente fatta e al 99,99% non avrà Cassano e con ogni probabilità Balotelli.
Dispiace ma guardiamo avanti.
Calcioipotetico, fra problemi di hardware e di connessione, va a rilento.
La pioggia al di là della finestra mette addosso sentimenti compassati.
L'Inter stessa ritorna terrestre, macchinosa, brutta e nervosa, anticipando quasi la pausa per le nazionali.
Dal confronto con la Roma non esce nè sconfitta nè ridimensionata però meno irraggiungibile sicuramente.
La serata di S.Siro è da pisolino in poltrona.
Ci si ridesta solo per qualche fallo di troppo.
In campo una pochezza disarmante ed allarmante.
La Roma dimostra di aver qualità ma gioca da provinciale, senza mordente, impaurita dall'Inter meno agguerrita di stagione.
Di contro i nerazzurri fanno giusto tre minuti di calcio veloce (quelli che dall'inizio del secondo tempo portano al goal del pareggio di Eto'o) e ottantasette di sterile possesso palla, circolazione lenta di palla, contrasti tipici di una squadra che ha bisogno di tirare il fiato e recuperare forze, soprattutto nervose, dopo l'exploit in Champions e le cinque vittorie consecutive in campionato.
Ne aproffitano la Juventus (altra cinquina) e il Milan (risalito al terzo posto colmo di ambizione), pur denotando nel complesso limiti maggiori rispetto alla capolista.
Da un lato Ferrara, un po' per infortuni vari, un po' perchè per necessità di trovare un assetto nuovo ad una squadra comunque con acquisti importanti da collocare nel migliore dei modi in formazione, fatica.
Un centrocampo con poca fantasia (senza Camoranesi la luce si spegne), esterni bassi in sofferenza (non spingono o spingono male), tenuta mentale sono i grattacapi dell'allenatore partenopeo.
Manca la continuità e la sicurezza che deve dare chi vuole ambire al grande traguardo.
Felipe Melo leggermente più avanti è una soluzione d'emergenza e non una possibilità : è un buon ruba-palloni, non ha i piedi e la velocità di pensiero per dettare i tempi di gioco.
Più che Del Piero a questa Juventus manca la qualità che doveva portare Diego (si veda l'apporto che ha dato Sneijder all'Inter), il dinamismo di Marchisio e l'esuberanza di Sissoko.
Buono invece il momento del Milan.
Trovata brillantezza e un modulo tattico calzante per la rosa a disposizione Leonardo ha messo in riga una squadra che stava lì lì per sbandare del tutto.
Ronaldinho in palla è manna per il Diavolo e per il calcio in generale ma credo che sia lontanissimo dai fasti di Barcellona, quindi valuterei il Milan fra un mese.
Se resta ad un tiro di schioppo dalla vetta (magari sarà proprio primo chissà) può lottare.
Mi restano i dubbi che ho per la Juventus che sono l' incompletezza della rosa, la possibilità di avanzare in Champions, una difesa da rodare e l'abitudine alla vittoria dell'Inter.
Nel calcio non si può mai sapere, ci sarà tempo per rincorrere Mourinho ma ora ujna pausa è per tutti ben accetta.
Caressa perde la voce. L'Italia calcistica pure.
Quattro squadre che posso passare il turno.
Non accadeva da anni.
Addirittura Mourinho sembra quello dei tempi della favola Porto.
Sfatato un tabù contro i pronostici, le sfortune, la bravura dell'avversario.
L'Inter è stata più forte di tutto. Milan, Fiorentina e Juventus pure.
Tengono botta solo Chelsea e Arsenal ma in gironi meno ostici.
Va bene così.
Consumiamo tutto il fiato in corpo se vogliamo ma non lasciamo che l'urlo si strozzi in gola.
Solo quello.
Per il resto siamo stati per ora una nazione all'altezza.
Mica male.
p.s.
Sneijder è un signor giocatore. Quando ci vuole ci vuole.
Telegrafico.
In una giornata in cui la Juventus ridimensiona di netto le rosee prospettive della Sampdoria, il Milan butta all'aria una vittoria già in tasca, l'Inter si concede il lusso di far venti minuti di assurdo harakiri con il rimpianto Walter Ragno Zenga e il suo tosto Palermo.
Segno di fragilità? Crepe insperate che si aprono?
Assolutamente. I nerazzurri non hanno rivali.
L'impressionante facilità con cui ridicolizzano per un tempo il Palermo e sottolineo il Palermo è da mettere agli annali.
Quattro reti ed altrettante occasioni per arrotondare il bottino.
Balotelli e Eto'o imperversano. Il 5-3 finale mette in disparte il 5-1 della Juventus.
Se ci sarà un'altra squadra in grado di far sembrare i rosanero una squadra che lotta per la salvezza, segnatevela.
Potrebbe essere quella che porterà a casa il titolo finale.
Mi raccomando l'Inter non vale.
Un Inter molle e rivoluzionata, col freddo di Kiev già a spirare alle spalle, lascia Livorno con sette punti di vantaggio sulle prime inseguitrici. Sette punti di vantaggio in undici giornate.
Un' enormità.
Una cosa mai accaduta da quando la vittoria vale tre punti o giù di lì.
Il resto son cose risapute.
Mourinho ha una squadra extra-lusso, forte di fisico e mentalmente, ricca come un calderone di balocchi da cui tirare fuori all'occasione un giocattolo nuovo ed entusiasmante.
Spaventa per come si costruisce il solco dalle altre squadre.
Il 2 a 0 in terra labronica è un esempio di superiorità maggiore di quello lasciato dopo la cinquina al Palermo perchè non perde la calma (Milan e Juventus avevano già giocato), soffre quel che c'è da soffrire, il tutto giocando in parsimonia di ritmo e di uomini.
28 punti su 33 disponibili, quinta vittoria di fila.
Se non c'è da preoccuparsi per l'esito del campionato...
Ora tocca però alla Champions, all'Europa che conta, che forse per Moratti e la squadra conta ancor più, per il prestigio, per l'ossessione di mostrarsi piccola, lontana parente di quella della serie A.
Equilibri sottili che si tendono fino al limite.
Equilibri che in Italia restano ma solo alle spalle dei nerazzurri.
Napoli sbanca Torino dopo venti anni, la Juventus che perde l'ennesima occasione di mostrarsi continua almeno nei risultati (il gioco è ancora un cantiere aperto), il Milan, complice la serata del Bernabeu, ritrova brillantezza e convinzione.
Fiorentina, Genoa e Sampdoria sono lì, fastidiose e arcigne.
Insomma lo spettacolo non manca.
Un'ultima parola per Mazzarri, ottimo allenatore, come avevano già mostrato le esperienze di Reggio Calabria e Genova sponda blucerchiata.
Ha datto linfa ad un Napoli che sembrava atrofizzato.
La piazza è di quelle calde ed esigenti.
Verranno i momenti bui anche per lui.
Ma la squadra lo segue, le carte son in tavola : si lotta per l'Europa.
Non è poco visto gli inizi.
Per una squadra che ammazza il campionato un'altra che lo resuscita.
Se Sparta piange, Atene non ride. Se dalla costa calabra dello stretto un allenatore esperto salta (Novellino, Reggina, Serie B), a Catania l’esordiente Atzori resta al palo, nonostante i buoni propositi della vigilia.
Troppo forte l’Inter, tornata a far la voce del padrone in Italia, troppo inconsistente la squadra sicula.
Sacrificati Stankovic e Samuel in nome del Dio turnover (tanto osteggiato dal Mou l’anno passato dopo la disfatta di Bergamo), si rivedono le due punte davanti al trequartista, l’olandesino Sneijder, il cui goal è un laccio tiene stretto un sacco pieno di supremazia territoriale, sotanza, voglia di esserci e qualche graffietto auto-inferto.
Il ritmo non è di quelli che tengono caldo il seggiolino di S.Siro ma è un Inter che va, va via liscia come una barca con 20-30 nodi in poppa.
Non è roba da regata.
Tanto basta comunque per spiaggiare un Catania timido e solo virtualmente in partita dopo l'errore di Julio Cesar.
La partita lascia davvero briciole di spunti di cui parlare.
Un Viera integro equivale ad un centrocampista ancora utile alla causa.
La rete di Muntari servirà a rincuorarlo.
Balotelli pare acquistare continuità e maggiore equilibrio.
E' sempre difficile chiedere di più dopo la settimana di coppa.
Infatti non è un caso che quasi tutte le squadre impegnate in Europa abbiano pagato dazio.
Fanno il loro dovere giusto l'Inter e la Juve, in attesa del Milan impegnato a Verona nel posticipo.
La vittoria di misura dei bianconeri lascia però più dubbi che certezze.
D'accordo che vincere faccia sempre bene e altri tre punti sono in cascina ma così com'era accaduto mercoledì con Maccabi la Juventus soffre, costruisce poco e continua a chiedere aiuti alla difesa, al solito Buffon sopra le righe.
Il Siena ci ha messo impegno e basta. Non avrebbe potuto chiedere di più del pari a reti bianche e questo è un fattore che spiega due cose incontrovertibili
1) l'ultimo posto in classifica dei senesi
2) le difficoltà che la Juventus si sta portando dietro da un mese a questa parte.
I risultati salvano Ferrara senza nascondere le falle.
Poi a leggere la classifica il distacco dall'Inter capolista resta invariato, recuperabile, anche se in mezzo c'è una testarda e spettacolare Sampdoria, prossimo avversario dei bianconeri.
Sarà un banco di prova importante per saggiare le ambizioni della Juventus e anche della Sampdoria, sicura di poter di la sua ancora per un po'.
Ai piedi dell'attuale posto va segnalata la medaglia di legno del Palermo, che giovedì sera, nel posticipo del turno infrasettimanale, metterà piede alla scala del calcio milanese.
Insomma un incrocio interessante (Inter-Palermo e Juventus-Sampdoria) che potrebbe delineare la strada del campionato.
Dirci qualche verità in più e lasciarci qualche dubbio che non guasta mai.
In fondo c'è sempre tempo per sovvertire sorti e pronostici.
Chiedere a Conte e Mazzarri che in un esiguo lasso di tempo hanno dato anima e risultati a piazze in declino.
Per non parlare del coraceo Cosmi che affonda la Roma col suo Livorno.
Indovinate fra due domeniche chi sfiderà l'Inter?Il Livorno. E la Juve? Il Napoli.
C'è poco da scherzare.
La convalescenza atavica del Milan in una sera è solo un fastidioso raffreddore.
Dida tossisce ancora, Dinho ha smesso il moccio che cola ma lo stato di salute pare in ripresa.
A tutti vien voglia di mettere il naso fuori e sentire di che sapore abbia la vittoria.
Una vittoria importante.
Fare circolare l'aria viziata ci sta.
Sentirsi forti abbastanza per uscire in giacchettina con l'inverno alle porte sarebbe da incoscienti.
Espugnare il fortino del Real rilascia un'energia particolare.
Farlo in un periodo nero, partendo in svantaggio, dopo aver gentilmente donato il tuo pezzo migliore al generoso Perez sfiora il sadismo.
Volendo mantenere contegno e ristabilità, battere il Real spendaccione con gli spiccioli sa di rivalsa.
Il pericolo possibile è l'effetto placebo.
Perchè, onestà per onestà, di galattico ieri in campo si è visto ben poco da ambo le parti.
Il Milan si è spremuto oltre ogni propria possibilità. Il Real ha mostrato una pochezza disarmante.
Il ritmo di gioco per quasi tutta la gara era da seduta d'allenamento mattutino.
Vedere il goal vittoria di Pato.
Il giovane brasiliano vaga industurbato per una decina di secondi mentre il Milan fa girare la palla a limite d'area. Difesa dei blancos schierata, Pato solo, libero alle spalle di Marcelo, nemmeno dieci metri tra lui e Casillas.
Passaggio di Seedorf ovvio e rete. Roba scandalosa insomma.
Ora, senza sminuire i rossoneri, si può convenire che il Real è stata una delusione tattica e di gioco.
Per un tempo ha messo paura più per il blasone che per le occasioni create (a memoria, tolto il regalo di Dida, 3 in tutti i novanta minuti), portando avanti un palleggio orizzontale al limite della pennichella.
Mai un'accelerazione, mai un taglio in verticale, rare sovrapposizioni degli esterni.
Di contro il Milan si è limitato da aspettarlo, adeguando il proprio motore ai giri bassi del match, barcamenandosi fra intenzioni riuscite (giocare a viso aperto in maniera ordinata) e propositi mancati (ripartire con il trio in avanti).
Nella ripresa, colto il pari con una prodezza, il Milan si è sciolto i muscoli e la testa dalle preoccupazioni, agevolato da un avversario farfallone, retto in mezzo soltanto dalla sostanza di Lassana Diarra.
Conquistato coraggio e praterie nella metà campo avversaria (anche grazie al movimento intelligente del neo-entrato Borriello), la crew di Leonardo ha costruito la sua impresa con bravura, forse senza nemmeno sperarci troppo, cogliendo la più ghiotta delle occasione e bisogna dargliene atto.
E' stata un'impresa facilitata dalla pochezza altrui.
Mancava Ronaldo è vero ma come volevasi dimostrare i soldi non comprano tutto.
I campioni aiutano a vincere, i nomi no e in questo Real dei primi ne vedo giusto un paio, dei secondi a bizzeffe.
La difesa è imbarazzante, il centrocampo lento e scoperto e Granero non vale Van Der Vaart, figuriamoci Sneijder.
Cose che si sapevano.
Solo il più ottimista fra i tifosi rossoneri avrebbe pensato di farla franca.
Il bello del calcio è questo.
Si gioca in campo e non in sala stampa.
Le goleade non si fanno con i microfoni.
La Champions è crudele, ti punisce subito.
Non è fatta per il Milan, non è fatta per la Juve che soffre incredibilmente contro il modesto Maccabi.
Non è fatta per la corsara Fiorentina nè si è spenta la speranza per l'Inter.
Alla stesura dei gironi si ipotizzava quasi quello che ci attenderà prossimamente.
erano e sono le gare decisive per le nostre compagini.
Restiamo in guardia, però.
Laffuori, nemmeno ben coperti e in perfetta salute ci si può fidare di nessuno.
L'Inter non vince in Champions League da un anno esatto.
L'Inter è al terzo pareggio di fila in Europa nell'attuale stagione.
L'Inter ha nel suo girone il Barcellona e altre due capoliste nei rispettivi campionati, russo ed ucraino, mica Macedonia o Liechtenstein.
L'Inter rischia di fare subito le valigie verso casa, al massimo va dritta dritta nell'Europa dei poveri.
L'Inter è in difficoltà contro la Dinamo. Potrebbe vincere la partita o perderla ma la pareggia.
La vetta del girone è a un punto ma chiude solitaria il lotto delle squadre del girone.
L'Inter riesce a far meglio e allo stesso tempo peggio del Barcellona. Nei punti e nel gioco.
L'Inter ha più paura di giocare nelle competizioni internazionali che di esserne esclusa.
L'Inter si lascia sempre una ghiotta chance per tirarsi fuori dalle secche in cui si ficca autonomamente. Peccato che si ricordano molti dentro o fuori andati male, specie ultimamente.
L'Inter è capace di vincere quattro campionati di fila senza una personalità forte da sfoggiare al di là dei confini italici.
L'Inter tiene botta contro Messi e il vecchio Ibra. Shevchenko invece fa il satanasso.
L'Inter ha bisogno di Balotelli il giorno in cui è fuori per squalifica.
L'Inter è attrezzata per vincere in tutte le competizioni.
L'Inter è costretta a mandare Materazzi nel centro della difesa, quella altrui.
L'Inter ci mette cuore e corsa contro la squadra più fisica e adatta alle ripartenze.
L'Inter è capace di andare in pari anche con la sfiga e con la sorte.
L'Inter nonostante tutto è migliorata in Champions.
Il problema che mentre fa il passo in avanti l'eliminazione è bella e servita.
L'Inter ha l'alibi di avere ai box Milito, Motta e compagnia bella, salvo che spesso se ne dimentica e fa cinque pappine cinque in casa del Genoa.
L'Inter sente l'inferno ad un passo e sarà il freddo di Kiev a far da giudice alle sue azioni.
L'Inter è così. O la odi profondamente o la ami anima e corpo.
Questo è nonostante tutto il suo fascino.
Per un'ora circa il Milan è un bambino distratto che ha dimenticato al parco testa, gambe e pallone (inteso come azioni e goal) e non reagisce neanche alle sberle della mamma.
Vaga a casaccio mentre gli altri discoli sembrano indemoniati e sbucano da ogni pronti a fare lo sgambetto.
Milan-Roma è stata una gara a nascondino in cui i rossoneri si sono nascosti a lungo dietro un angolo visibile riuscendo comunque a far <<tana per tutti>>.
Ranieri ha avuto a lungo fiuto finchè i suoi lo hanno tradito, forse per troppa convinzione di aver già addomesticato il diavolo, che ridestatosi per demeriti altrui (in uscita un'enciclopedia sui miliardi di modi in cui Burdisso poteva intervenire senza commettere fallo, perchè, palla o meno, l'intervento era scomposto), ha indovinato i dieci minuti cruciali del match.
Il pari andava stretto alla Roma, figurarsi la sconfitta.
Nel calcio solo la matematica può scrivere la storia.
I giallorossi dovevano e potevano far di meglio sia nel primo tempo in cui hanno surclassato gente del calibro di Pirlo e Nesta sia nella prima parte del secondo tempo dove hanno lasciato campo alla reazione naturale della compagine di Leonardo.
Ad onor del vero lo sprint milanista non è stato degno di uno scattista qualificato e forse senza la mano di arbitro e della Roma stessa Ranieri avrebbe sbancato S.Siro.
Privi di Totti i giallorossi hanno fallito la prova di maturità dell'era post-Spalletti denotando i limiti di personalità già conosciuti.
Di contro il Milan oltre i tre punti di buono ha tratto solo una ferità in meno nell'orgoglio, che vale tanto alla luce dell'incontro europeo contro il grande ex Kakà.
Dire che la colonna brasiliana si sia ridestata è ottimistico. Un passo alla volta.
Tolte le big, il pomeriggio domenicale ha mantenuto comunque la gente incollata al divano.
Dalle prodezze di Valdes (Conte sta forgiando una bella Atalanta) e Dessena (rovesciata però inutile ai fini del risultato finale) fino ai colpacci di giornata, quelli esterni di Bari e Palermo e le vittorie di misura casalinghe di Napoli e Parma, importantissimi ai fini di classifica e morale.
Nel mezzo un Lazio-Sampdoria sfigurato (chiedere al setto nasale di Pazzini) dal disastroso Orsato, in odor di diventare internazionale.
Vorrei esprimere un concetto : credo poco nella sudditanza psicolgica che al primo torto arbitrale viene tirata in ballo.
Credo nell'errare umano.
Ora, spolverando il vecchio adagio che vuole la perseveranza strumento diabolico, si potrebbe dire che Orsato si è fatto più di un giro all'Inferno.
Non voglio cadere lo stesso nell'esercizio futile dello sparare a zero.
Però a quale categoria di errore si possono ascrivere certe decisioni della terna vista ieri all'Olimpico di Roma?
Calo di forma? Ammissibile ma conclusione facilotta.
E'stato uno scempio. Punto.
Contro la Lazio e la Sampdoria.
Spremendo come un'arancia la partita fortunatamente se ne è ricavato un succo dolce e multivitaminico per il calcio italiano.
La combriccola di Del Neri ha confermato di non essere ancora la classica mina del campionato.
E' difficile dire se si scioglierà col passare delle giornata (con fuori Pazzini per un mese si vedrà già di che pasta è fatta la Sampdoria).
Ai punti ieri avrebbe meritato più della Lazio, che resta squadra capace di tutto e di niente.
Insomma gira e gira il problema è il solito di tutte le squadre che si rispettino : la continuità.
Esistono partite in cui ti devi accontentare e partite in cui tutto gira come dovrebbe. Altre ancora ti va talmente alla grande che potresti anche accontentarti.
E così l'Inter di Mourinho anno 2009-10 se decide di sparecchiare il tavolo lo fa con un mega all-in da raccontare a destra e a manca.
Era successo col Milan ed è ricapitato col Genoa.
Sempre in trasferta, sempre con la fortuna amica, sempre senza subire goal.
E senza diritto di replica.
Uno perchè la Juventus e la Fiorentina poco prima nel pomeriggio si erano divise la posta in palio, due perchè la vittoria nerazzura è stata rotonda e chiara per di più priva dell'apporto di uomini come Milito ed Eto'o e su un campo violato in un anno e mezzo calcistico solo due volte, una delle quali sempre firmata Inter.
Il primo posto in classifica (se sarà solitario ce lo dirà domani la Samp) è frutto di questa dimostrazione di forza e di quella di debolezza delle avversarie, anche se va detto che la Fiorentina sembra aver colmato il gap con la Juve più di quanto la stessa Juve lo abbia fatto con l'Inter.
Considerazioni di Ottobre.
I numeri superano, invece, le stagioni.
19 goal fatti, 5 subiti. + 4 sui viola e i bianconeri, Milan nella peggior delle ipotesi (per l'Inter) a - 7.
Difficile smontare la formazione di Moratti pur mettendosi d'impegno.
Su quale basi?
La partita di Marassi sfiora la perfezione.
Mai si era visto il Genoa di Gasperini così remissivo ed impotente.
Il 4-5-1 (che è poi un 4-3-2-1) figlio delle esigenze e dell'acume tattico dell'hombre di Setubal ha asfissiato il gioco dei padroni di casa.
Pressati alti e impossibiltati a sfruttare le fasce, occluse dal movimento di Muntari da un lato e Zanetti dall'altro (con a turno i due trequartisti in aiuto), i grifoni concedono la mediana agli avversari che, sbloccato il risultato con la complicità di un'autorete, ne dispongono a proprio piacere verticalizzando spesso e volentieri negli spazi.
Il resto lo fa una difesa granitica (i guanti di Julio Cesar praticamente immacolati) e l'assenza di punti di riferimento lasciati alla difesa genoana.
In questo il merito va condiviso equamente fra Stankovic (uno dei migliori centrocampisti in circolazione), Sneijder (ormai ingranaggio oliato e rodato) e Balotelli, che, sbolliti gli ardori dei primi venti-venticinque minuti, confeziona un secondo tempo da top player, facendo impazzire l'oppositore di turno sia con efficaci dai-e-vai sia con puntatine tinte di classe sopraffina.
Ora se anche la patata bollente di Mario si lascia maneggiare dalle dita (steccate, infortunio casalingo nda) del Mou la fuga verso lo scudetto è bella e spianata.
Per buona pace di chi crede che il ruolo di sparring partner gli calzi stretto.
La banda di Ferrara, partita con il pronostico di unica anti-Inter e con il pedale abbassato sull'acceleratore (dell'entusiasmo), ha scalato di colpo marcia, subendo il sorpasso dai nerazzurri e la brusca frenata di risultati, gioco e convinzione.
Certo la partita di ieri meriterebbe un capitolo a parte se si conta il valore dell'avversario.
Un pari ci può stare quando incontri gente che corre, che fa filare via la palla sul manto erboso che è un piacere.
Ma se si mette in fila questo pari con i 2 punti racimolati nelle precedenti tre gare il conto è semplice quanto impietoso.
La vittoria è lontana un mese (un 2-0 nemmeno troppo convincente col Livorno, fra l'altro ultimo in classifica) e senza continuità anche le salite da poco si trasformano in sudate scalate.
Oltre ai punti la Vecchia Signora sembra aver perso insieme al miglior Diego imprevedibilità e freschezza.
L'assenza di Marchisio spiega in parte il dinamismo svanito.
Si potrebbe invece dire che vari fattori incorrono quando le cose non girano per il dovuto.
La mia sensazione resta quella di inizio campionato : la rosa dell'Inter è più forte, soprattutto nel punto nevralgico del campo.
Mi chiedo ma davvero Cristiano Zanetti era meno utile di Thiago o Poulsen?
La dietrologia non aiuta.
Tutto sommato la vetta è lontana quattro punti e la Juve non demorderà.
La bandiera non è bianca anche se davanti ci sono motori che rombano e son lì lì per scappare.
Inter 22 Sampdoria 20 Juventus 18 Fiorentina, Milan, Palermo 15 Parma, Bari 14 Genoa, Napoli 13 Udinese, Roma, Chievo 11 Lazio, Cagliari 10 Atalanta 9 Catania 7 Bologna, Livorno 6 Siena 5
Marcatori
Di Natale (Udinese) 9 Totti (Roma), Pazzini (Sampdoria) 6 Milito (Inter), Hamsik (Napoli), Mannini (Sampdoria) 5
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